INCENSO risveglio di sensi e spirito

“Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera”.
 
L’incenso è un segno liturgico carico di significato. La parola incenso deriva dal latino incendere che significa bruciare. È composto da resine pregiate ridotte in polvere che, versate su carboni ardenti, creano una cortina di fumo profumata. L’uso dell’incenso è assai antico. Nelle culture pagane si attribuivano ad esso delle proprietà particolari come la purificazione dell’aria ammorbata e l’allontanamento degli spiriti cattivi. Nei testi dell’Antico testamento si accenna frequentemente all’uso dell’incenso. Nel tempio di Gerusalemme era stato edificato un altare apposito (l’altare dell’incenso o dei profumi) nel quale si bruciavano gli aromi. Nonostante l’uso dell’incenso fosse frequente nel culto israelitico, nella liturgia cristiana stenta ad entrarvi poiché esso ricordava il culto pagano verso gli idoli e l’imperatore. Solo dopo il IV secolo, svanendo tale concezione pagana, esso fu introdotto anche nella liturgia cristiana. Inizialmente l’incenso precedeva le processioni pontificie, in seguito si attribuì questo onore all’altare e alla croce dopo la processione di ingresso della messa.
L’incenso è da porre in relazione con il senso della vista che con quello dell’olfatto. La cortina di fumo che sale è il simbolo del sacrificio dell’uomo che lentamente si erge verso Dio. La consumazione della vittima sacrificale attraverso il fuoco aveva come fine quello di far raggiungere a Dio, nei cieli, attraverso il fumo, lo stesso sacrificio. Questo il senso dell’olocausto (= consumazione completa della vittima nel fuoco sacrificale). L’incenso, invece, vuole rendere visibile l’intenzione di elevare a Dio dei “sacrifici spirituali” come ad esempio la preghiera (Sl 140,2). Il buon profumo dell’incenso vuole significare la bontà stessa del sacrificio dell’uomo al cospetto di Dio. Inoltre La “colonna di fumo” è segno della presenza di Dio.
Nella liturgia attuale l’incenso può essere usato con una certa frequenza anche se facoltativamente. Nella messa si usa: durante la processione di ingresso davanti alla croce; per incensare l’altare prima dei riti iniziali; alla processione e alla proclamazione del vangelo; durante l’offertorio (si incensano le offerte, l’altare, la croce, il sacerdote e l’intera assemblea); all’ostensione post-consacratoria dell’ostia e del calice (circa le modalità da seguire per l’incensazione si può leggere PNMR 235-236). Durante l’adorazione eucaristica si usa l’incenso all’inizio dell’esposizione e prima della benedizione. L’incenso è usato in abbondanza nel rito di dedicazione della chiesa e dell’altare. Un uso particolare è quello destinato alla salma, nel rito delle esequie, come segno di rispetto verso il corpo destinato alla risurrezione. Il
Significato dell’incenso come segno della preghiera che sale verso Dio sarebbe da recuperare e valorizzare nella celebrazione comunitaria dei vespri, soprattutto la Domenica sera. Nel vespro solenne l’incenso viene usato durante il canto del Magnificat.
Lo strumento liturgico utilizzato per l’accensione dell’incenso si chiama turibolo. Esso generalmente è realizzato da un piccolo braciere sorretto da tre catenelle e dotato un coperchio forato reso mobile da un’altra catenella scorrevole. Il ministro incaricato di portare il turibolo si chiama turiferario. Il contenitore nel quale si ripone la scorta dell’incenso non ancora bruciato si chiama navicella. La navicella può essere portata dallo stesso turiferario o da un altro ministro.
Forse l’uso dell’incenso in molte comunità ecclesiali è ormai scomparso, in altre invece può essere eccessivo.
 
MODO DI INCENSARE

Nella liturgia ambrosiana il modo di usare l’incenso è “per ductum et tractum” cioè facendo prima ruotare il turibolo (ductum) e poi spingendolo in avanti (tractum) verso la persona o la realtà sacra da venerare, in modo tale che chi incensa “disegni” per così dire la forma di una croce. Nel ductus il turibolo viene fatto ruotare da sinistra a destra (in senso orario); nel tractus il turibolo viene alzato verticalmente e abbassato.

Prima di iniziare l’incensazione di persone o realtà sacre si premette un’apertura, che consiste nel ductus fatto a rovescio, da destra a sinistra (in senso antiorario), accompagnato da un inchino. Terminata l’incensazione si ripete l’inchino. A conclusione dell’incensazione dei ministri e dell’assemblea si esegue una chiusura, cioè un altro ductus fatto a rovescio […]. In questo caso l’inchino finale si fa dopo la chiusura. Si incensano tre volte con “ductus et tractum”: il Santissimo Sacramento, le reliquie della Santa Croce, le icone del Signore, la croce dell’altare, l’evangeliario, il cero pasquale, il celebrante, i concelebranti della Messa e i sacerdoti in coro, l’assemblea. Si incensano per due volte con “ductus et tractum” le reliquie e le icone della Vergine Maria e dei santi. 

INQUINAMENTO
 
Emerge anche però, dai risultati di uno studio condotto da un equipe di scienziati dell’Università di Maastricht (Olanda) e pubblicato su "European respiratory journal"che l’incenso faccia male ai polmoni. La ricerca, basata sull’analisi dell’aria della basilica di Maastricht dopo una cerimonia rituale, ha evidenziato la presenza di elementi ritenuti dannosi per i polmoni.lmoni. Questo è quanto emerge dai risultati di uno studio condotto da un equipe di scienziati dell’Università di Maastricht (Olanda) e pubblicato su "European respiratory journal". La ricerca, basata sull’analisi dell’aria della basilica di Maastricht dopo una cerimonia rituale, ha evidenziato la presenza di elementi ritenuti dannosi per i polmoni.
L’incenso e il fumo delle candele presenti durante la cerimonia possono infatti rilasciare delle particelle altamente cancerogene, con valori di "PM10" sino a 20 volte superiori ai limiti consentiti dall’Unione Europea. Gli scenziati hanno inoltre rilevato la presenza di elevati livelli di idrocarburi aromatici policiclici e di atomi di radicali liberi, noti in campo medico come attivatori di processi cancerogeni. Theo de Kok, autore dello studio, ha osservato come "alla fine di una giornata con le candele accese, le esalazioni erano venti volte superiori a una strada cittadina trafficata". I rischi sono quindi molto alti, aggiunge lo scienziato, la presenza di queste particelle infatti "rappresenta un pericolo per la salute dei polmoni e potrebbe causare l’insorgere di malattie respiratorie come l’enfisema e la bronchite”. Ad essere più esposti alle sostanze sprigionate da incenso e candele sarebbero non tanto i fedeli, quanto i sacerdoti, i coristi e tutti coloro che passano molto tempo in chiesa. La soluzione proposta da De Kok sta nella ricerca di alternative all’uso di candele vere, con opzioni come la riduzione del numero o la sostituzione con candele finte, già in uso in molti luoghi di culto per la conservazione delle opere d’arte.
 

TIPOLOGIE DI INCENSO REPERIBILI SUL MERCATO:

  • Tipo comune: prodotto con materie prime di base generalmente scadenti, con oli aromatici sintetici ed altri addittivi chimici di dubbia tossicità. La  composizione non è mai dichiarata nelle confezioni.
  • Tipo atossico: la cui non tossicità è espressamente dichiarata. La base è naturale (costituisce circa 80% del bastoncino) e gli oli essenziali, pur essendo prevalentemente di sintesi, sono di buona qualità. Ci sono prodotti di sintesi, con gradevoli aromi ai quali manca però l’energia vitale che solo la Natura è in grado di generare. Gli incensi di questo tipo sono dei prodotti da usarsi come profumatori per l’ambiente, che  possono interagire con la persona creando delle gradevoli sensazioni a livello olfattivo.                
  • Tipo naturale: rientrano in questa categoria tutti gli Incensi "TEA Prodotti Naturali". Alla base non vengono generalmente aggiunti oli essenziali, in quanto gli aromi sono già già contenuti in modo naturale nelle erbe,fiori, radici, polveri di legni aromatici, frutti, resine e miele che la costituiscono. Questo tipo di incensi non può competere a livello olfattivo e di diffusione dell’aroma con quelli non naturali, in quanto il profumo è dato dalla sola combustione degli ingredienti che lo compongono. Non contengono carbone.
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