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Pin up Si sono rotti i platters

Per tutti gli appassionati di Vintage e anche per chi non lo è!

Il nostro è un portale di passioni: musica, moda, film, tutti con una cosa in comune: il vintage. È questa la cosa che ci unisce e che vogliamo condividere con voi. Siamo appassionati di retrò, in tutte le salse, soprattutto in musica. Qui infatti potete trovare varie categorie di argomenti: dalla storia di personaggi famosi a quella dei generi musicali fino a vere e proprie chicche di moda e costume! Non solo si tratta delle migliori annate passate (dagli anni 20 agli anni 90) ma è un vero e proprio punto d’incontro fra chi guarda ai dolci anni che furono con meraviglia e nostalgia di non averli mai vissuti, come noi! Il sito è collegato anche all’omonima pagina su facebook, una radio social! Diventa fan e ascolta i più grandi successi del passato che non tramonta mai! Iscriviti alla nostra newsletter gratuita, per i primi dieci in regalo una pin-up personalizzata!

Lasciati trasportare in questa nuova avventura al grido di

Not Old…Vintage!

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Mi sono sempre chiesta…ma perchè gli americani asciugano i piatti?

Quesito fondamentale della mia personale vita davanti agli innumerevoli film visti fin’ora: ma se gli americani, nei film, mangiano l’hamburger, bevono nel cartone del latte dal frigo, mangiano direttamente dalle scatole…perchè poi ci sono scene di almeno 15 minuti in cui coppie di vario tipo parlano davanti il lavello della cucina mentre lei lava i piatti (innumerevoli piatti e posate e bicchieri e pentolame) e lui li asciuga?
Ma non usano il microonde e il forno? non hanno lì sotto la lavastoviglie al massimo? non potevano mangiare quel panino incartato in un tovagliolo di carta? che cosa hanno bevuto nei bicchieri che per tutto il film hanno riempito di germi tutti gli abitanti della casa bevendo direttamente dalle bottiglie del frigo?

Io quando mi faccio un panino a casa, al massimo sporco un coltello e un bicchiere in cui bevo….ma dove li avete usati tutti quei piatti? e quando avete cucinato con tutte quelle pentole?

Di questo bisognerebbe parlare a Mistero!

Midnight in Paris: in realtà Parigi è ancora più bella con la pioggia

Sono rimasta piacevolmente stupita da questo film. La Parigi che ho visitato io è stata come quella percepita dal protagonista, fatata e retro, un salto nel passato. Ho iniziato a vedere Midnight in Paris con sospetto per l’innumerevole quantità di pareri contrastanti e per la mia avversione nei confronti delle commedie romantiche. In realtà si è riconfermata l’ipotesi che raramente bisogna fidarsi del parere degli “altri” ma è sempre bene affidarsi alla propria esperienza. Midnight in Paris, che vede il marchio Allen appiccicato ad ogni scena, persino nell’abbigliamento del ragazzo protagonista, è piacevole, amo definirlo, un film da domenica pomeriggio. Con questo non voglio sminurlo, intendo un film che si vede con spensieratezza e anche un po’ sognante, che ti fa assaporare tranquillità domenicale e che ti guida piacevolmente nella trama. Il tuffo nel passato del protagonista mi ha indotto numerosi spunti di riflessione che si sono districati in una delle frasi finali del film in cui il protagonista stesso, dando una risposta a una ragazza, inconsapevolmente svela la chiave di tutto il film e di se stesso. Linea portante è il tormento dello scrittore ormai relegato dai suoi cari a figura obsoleta che vive in un mondo tutto suo in cui la nostalgia per tempi ormai trascorsi la fa da padrone. In realtà un po’ è vero, lo scrittore, egocentrico e ancorato sempre un po’ alla nostalgia, è padrone della trama, sembra debole nei confronti degli altri personaggi spocchiosi e irruenti ma in realtà si svela risoluto e forte di se stesso, ma anche critico e introspettivo. Cerca di darsi delle risposte e scopre che fuggire non è il modo migliore per affrontare se stessi ma riuscire a creare quella parte di mondo in cui ritroviamo le persone e le cose che sono più in sintonia con noi. Nel film ho rivissuto la magia del mio viaggio a Parigi, delle strade, della pioggia, dell’atmosfera che solo una città come Parigi ti regala, magica. Fatta eccezione per il protagonista e per la trama a volte al limite del grottesco per alcune situazioni, i personaggi secondari risultano fastidiosi, sebbene la loro presenza non è marcata. Ancora più irritante è la performance cinematografica di Carla Bruni che oltre a confermarsi una pessima attrice, fa trasparire ancora una volta la sua avversione verso le sue origini italiane peccando della superbia tipica francese. Midnight in Paris: per chi ama lasciarsi trasportare da epoche che non ha vissuto per gustarne i piaceri, per chi ha apprezzato passeggiare sotto la pioggia di Parigi e per chi crede che l’amore anche se noioso, può essere quello giusto per noi. VOTO: 7

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The Artist: il film muto da ascoltare col cuore

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Sebbene possa suscitare scetticismo vedere un film muto nel 2012 non dovete preoccuparvi. Con questo film farete sì un tuffo nel passato quando i film si dovevano sentire col cuore ma nel contempo resterete stupiti come di fronte a un film sonoro e ambientato nel futuro. The Artist ha lasciato di stucco molti tra coloro che lo hanno visto tant’è che ha vinto l’Oscar come miglior film. E se lo merita tutto! Colpiscono tra tutto i grandi sorrisi dei protagonisti ma anche il loro stile anni ’20. Le musiche non dispiacciono ma forse all’inizio potevano essere modulate meglio sulle scene, sembrano un po’ messe lì a caso anche se da metà film in poi anche la colonna sonora recupera alla grande.

Il film è con una classica trama da film muto, drammatico-sentimentale per andare sul sicuro. Si tentenna ada andare a vedere un film muto nel 2012 figuriamo se fosse stato un horror. Nella Hollywood anni ’20, George Valentin è una grande star del cinema muto a volte anche dipinto quasi in modo ridicolo. Per caso, una sua ammiratrice, Peppy Miller, riesce grazie a una foto rubata a entrare anche lei nel mondo del cinema e a contatto con Valentin che, anzi, la incoraggia e le suggerisce un piccolo accorgimento per dare una svolta alla sua carriera. Valentin, rimane folgorato e fortemente attratto dalla ragazza ma è troppo preso dal successo e dalla sua fallimentare vita privata per pensare ad altro. Con l’avvento del sonoro però, per il grande divo del cinema muto, è la fine. Rifiutandosi di recitare col sonoro, Valentin cade declino artistico mentre Peppy Miller diventa la nuova diva! La vita di Valentin va così in rovina, finchè non decide di porre fine alla sua depressione. I risvolti nel film sono entusiasmanti soprattutto nel finale che, seppur prevedibile, ti coinvolge in un tripudio di emozioni che nessuna frase di film potrebbe uguagliare. Genuino e pulito. Con questo film si riscopre il piacere dei sentimenti, di vedere un film in cui non servono le volgarità o i nudi o il sesso per renderlo speciale. Ma non è solo l’amore che trionfa in questo film, anche l’amicizia sia tra persone che con il suo cagnolino, una star indiscussa del film.

Il regista Michel Hazanavicius, per far entrare nella parte gli attori, faceva sentire loro, durante le riprese musica d’epoca, soprattutto colonne sonore di film degli anni ’40 e ’50 e direi proprio che c’è riuscito. Gli attori sono moderni ma ritraggono perfettamente lo stile dell’epoca, le loro movenze sono perfette ma mai esagerate o ridicole.

Lo consiglio vivamente, pur non essendo questa grande trama, seguirlo lascia una grandissima emozione e il gusto di rivedere un film come se fossimo tornati indietro nel tempo da una suggestione da vivere. Voto:8

Il trailer

Immortals: una trama mitologica da vedere in palestra

Nell’entusiasmante tripudio di addominali scolpiti e tricipiti mozzafiato Tarsem Singh ci ripropone un aggiornamento del guerriero che è in noi acquisito dopo Il Gladiatore, Troy e 300.

Il re cretese Iperione – ci ritroviamo di nuovo nell’antica e mitologica Grecia che tanto ci affascina – dichiara guerra agli dei. Questo vuol dire guerra agli elleni in quanto si sà, gli elleni sono i soliti raccomandati. Gli dei hanno sempre qualcuno da inseminare per far partorire i loro semidei, quasi mi ricordano le correnti politiche, ognuno crea il suo elettorato così se si va al congresso di fronte a Zeus, si possono fare le alleanze e rimediarci qualcosa tutti quanti. Insomma Iperione, da non confondersi con iper-ione figura mitologica della scienza chimica da supermarket, per vincere la guerra contro gli elleni vuole impossessarsi del leggendario arco di Epiro.

Un eroe che si rispetti, in questi tipi di film, non è Eroe se non ammazza qualcuno, se non va in giro sporco e in mutandoni e se non ha un’arma magica. Ovviamente deve anche essere il più sveglio di tutti e il più inteligente, nonchè riuscire a conquistare l’unica donna bella (bellissima) in circolazione sul set, essere dotato di fisico da paura e incredulo di ciò che gli sta capitando. Non devono mancare le doti da comandante improvvisato e il grande carisma. Nella mitologia greca ognuno ha la sua caratteristica peculiare e se non ce l’ha, gli dei ben provvedono a fornirgli un qualcosa che aumenti la loro popolarità, Gasparri o Vendola gli avrebbero consegnato la presidenza di qualche circolo storico, nella sede storica tal dei tali, ma in questo caso all’Eroe Teseo, figlio di Poseidone, viene assegnato un arco. Quest’arco è capace di sprigionare un’energia straordinaria, nel film addirittura basta tenderlo con la mano e compaiono frecce di energia in numero illimitato, figo! Costruito nell’Olimpo da Ares, dio della guerra, è molto leggero e le sue frecce sono mortali.

Il re Iperione crudele e inquietante, dalla strana usanza psicopatica di tagliarsi la faccia e farla tagliare a chiunque entri a far parte del suo esercito, costringe i suoi a indossare orripilanti maschere antitraspiranti, forse perchè vuole incutere timore, cosa che non riesce verso nessun avversario essi incontrino! Iperione è deciso a liberare i Titani, antichi nemici degli dei dell’Olimpo rinchiusi in una cella nel Monte Tartaro dagli stessi dei, proprio per questo scopo cerca il famigerato arco.

Zeus, giovincello riccioluto dal bel corpo adornato con vesti e monili dorati, tutto sembra tranne che il Dio degli dei. Nell’Olimpo, dove gli dei stanno a bivaccare tipo i nullafacenti in piazzetta della domenica pomeriggio di paese, a guardare gli uomini scannarsi, Zeus comanda ad Ares, Poseidone, Atena, Apollo ed Eracle (alcuni di essi vestiti con esilaranti copricapi) di non intervenire nelle guerre umane perchè lui ha già scelto Teseo per guidare l’umanità contro Iperione e vincere.

Per tutta la durata del film ho atteso la scena di Teseo che libera Arianna dal minotauro conducendola fuori dal labirinto di Creta, invano ovviamente!!! Però ho visto un tripudio di culturismo ben fatto, di mascolinità avvolgente tant’è che lo proprorrei da proiettare nella sala pesi delle palestre per fomentare gli aspiranti culturisti.

I dialoghi tra gli attori non sono ben fatti, sembrano sconnessi, il ritmo non incalza, si alternano troppi momenti di urla e dialoghi fomentati, a momenti di noia mortale in cui non si capisce cosa si stiano dicendo, quasi preghiamo per una scena di sesso che ci tolga da questo imbarazzante sussurrio. Purtroppo non veniamo accontentati, tranne per un breve fotogramma. Ci dobbiamo accontentare dei guerrieri mutandati e della loro virilità, suvvia, quante pretese!

I monologhi pseudo comizi, sono molto belli, pieni di frasi da attingere e riproporre su Facebook o nelle cartoline di auguri agli amici. Le battaglie e le scene ricordano moltissimo 300, ma il paragone non regge. Sebbene però in 300 il regista ci ha fatto diventare quasi ciechi da tutte quelle scene buie qui si intravedono cenni luminosi (anche se il film si svolge sempre nella penombra).

I paesaggi sono bellissimi, valgono la pena del prezzo del biglietto o del noleggio o del tempo speso per vederlo. Tantissime panoramiche in un film che è stato interamente girato all’aperto mi pare di aver letto in Australia. Non posso però sottrarmi dal rivelarvi un particolare esilarante…dopo uno tsunami, alcuni elleni, Teseo compreso, si vedono impregnati totalmente di petrolio! Sì, giuro…almeno così sembra! Vale la pena vederlo quanto l’aereo che passa durante il film Troy!

Da vedere, soprattutto a chi sono piaciuti i film che ho citato inizialmente. Immortals ti fomenta, ti esalta, fa sentire anche te un po’ immortale e soprattutto bisognoso di andare in palestra.

Per i curiosi, ecco l’aereo in una scena del film Troy

Rango, il primo camaleonte che ama farsi notare.

Un nuovo film d’animazione fa sempre bene allo spirito, perchè pregno di insegnamenti. E’ questo il caso di Rango. Rango è un camaleonte sognatore che chiuso nella sua vaschetta domestica insieme a giocattoli rotti sogna e mette in scena una vita da eroe. Ma il caso vuole che per colpa di un incidente il simpatico e logorroico camaleonte si ritrovi nel deserto del Messico solo e con tante avventure da dover affrontare. La traversata nel deserto non è povera di avventura e dinamicità davvero esilarante. Lo è di più, però, il suo arrivo in una città decadente che prelude al peggio: Polvere. In questa città il camaleonte mette in scena tutte le sue doti d’arte drammatica e diventa un po’ per caso, un po’ per fortuna un eroe e uno sceriffo di nome Rango. La città di Polvere, però, è affetta da un grave problema che la sta portando all’inesorabile declino, la mancanza di acqua. Il sindaco, il cui motto è “Controlla l’acqua e controllerai ogni cosa”, è il principale sospettato di occultare l’oro del deserto dalla simpatica lucertolina Borlotta, egli incarica Rango di ideare un piano. Ma il povero Rango, non sa neppure da che parte cominciare.

Curioso l’insorgere della lega americana anti-fumo che ha chiesto che sia in qualche modo censurato il cartoon, affermando che in sessanta situazioni si vedono personaggi fumare. La proposta dell’associazione di vietare il film ai minori di 17 anni risulta davvero eccessiva, anche perchè si evince che il protagonista non tocca mai il fumo ma riguardino solo personaggi secondari. Se dovessimo seguire alla lettera questa restrizione tantissimi capolavori dei cartoon andrebbero censurati eppure molti di noi sono cresciuti sani e non fumatori!

Le riproduzioni degli scenari Western fanno accostare il lungometraggio animato a un film d’autore e l’animazione è davvero eccellente così come i cambi di ritmo che non fanno abbassare l’attenzione né ai grandi ma soprattutto ai bambini. Non si vedeva un’animazione stile western davvero da troppo tempo.

L’acqua è il nostro oro così come la giustizia, questo insegna il film. Le persone, hanno bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno, è questo che le fa andare avanti nonostante i momenti difficili. Tutti cerchiamo qualcosa, a volte, come Rango, cerchiamo solamente noi stessi, ma il lungometraggio ci ricorda che non importa come ti chiami, sono le tue azioni che misurano l’uomo che sei.

E tirando un sospiro di sollievo sapendo che le battaglie anche le più difficili possono essere vinte, in qualche modo, è bene ricordare che “nessuno può tirarsi fuori dalla propria storia”.

Voto: 8/10

Nazione: U.S.A.

Anno: 2011

Genere: Animazione

Durata: 107′

Regia: Gore Verbinski

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Vedi il film: 1° Tempo2° Tempo

Boris – Il film…che fa inorridire

 Il film inizia con un tripudio di falliti della televisione italiana, che per risorgere si affidano al libro “La casta” che tratta dei privilegi della casta politica italiana, di cui un produttore pare aver acquistato i diritti. Renato Ferretti in arte Renè, decide quindi, in preda ad una visione, di tentare la via del cinema. Inizia il colloquio con gli sceneggiatori, di certo gli amici non gli sono d’aiuto, credendolo incapace di creare un film d’autore basato su un libro del genere. Gli altri, tipici italiani, poco interessati, o pronti a cambiare subito idea, senza nessuno spirito pionieristico. Renè si affida quindi agli amici per fare di questo film una commedia stile ‘mpepata di cozze, il tipico film all’italiana per intenderci. Ovviamente questi presunti amici si mostreranno troppo fannulloni per mettersi a scrivere qualcosa di loro pugno, facendo emergere lo spirito italiano, non fare niente dalla mattina alla sera e poi prendersi il merito del lavoro di altri.

Al produttore il film piace senza averlo nemmeno letto e Renè si ritrova a festeggiare l’inizio della realizzazione del film con annesso il festino a base di cocaina. Renè però il suo vecchio cast non lo vuole, con stupore e rammarico di tutti i suoi fedelissimi che lo mandano a quel paese in multicolor, a cui si aggiunge il tentato suicidio dell’attore che volva interpretare Gianfranco Fini a tutti i costi. Iniziano le riprese e Renè si fa inizialmente travolgere dal carattere indipendente degli attori e dall’indisciplina del cast tecnico, fino a che non riesce a prendere in mano la situazione e a suon di parolacce ristabilisce l’ordine su un set che fino a quel momento non aveva ancora portato a nulla. Manda tutti a casa e richiama il suo vecchio e fedelissimo cast.

Le situazioni tragiche per girare questo film non mancano, compresa l’attrice famosa con problemi psichici, chiara parodia dell’ attrice Margherita Buy (identificata con la famosa Marilita Loy insicura e paurosa, che non riesce neanche a tirare fuori la voce sul set) e l’audio disturbato da aerei americani che girano sopra al set per il film della quarta guerra mondiale.

Il film è noioso, non fa ridere, sebbene qualche battuta sia capace di far alzare gli angoli delle labbra, non si va più in là di quello. Il polverone che si era scatenato per l’uscita di questo film è stato davvero fumo negli occhi. Ho saputo che i realtà non è altro che il film di una riuscitissima serie televisiva, e forse tale sarebbe dovuta rimanere. Il titolo “Boris” è il nome del pesce rosso nella boccia che Renè tiene sul suo tavolo di regia e che appare anche sulla locandina. Insomma morale della favola da che si voleva realizzare un film d’autore, questo sarà trasformato in un cinepanettone. In una recensione si legge “in alcuni momenti si raggiungono picchi di lirica genialità”, ma non diciamo sciocchezze! Renè è vittima stupita del sistema, contro cui non riesce a ribellarsi, fino alla fine. E il film si trasforma in un film di quart’ ordine pieno di volgarità, sesso, battute spinte. La casta politica si trasforma in una casta indiana e il titolo diventa “Natale con la Casta” ovviamente un film di grande successoin cui la scena migliore è quella di una scorreggia e la battuta migliore quella con Fini che dice “Mai e poi mai svilire il ruolo del ParlamAnto, ogni cittadino ha dei diritti ma anche dei doveri” a cui un comico risponde “ E ‘sti cazzi!”.

Che tristezza per il cinema italiano! Per la cronaca non si sa che fine abbia fatto il povero pesciolino rosso Boris coinvolto in questo scempio…si dice che si sia suicidato.

Voto: 3/10

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