La Gattamorta,Bernardo Bellincioni ed Esopo

Mi chiedevo l’espressione “gattamorta” da dove derivasse e dopo un po’ di indagini sul web ho scoperto innanzi tutto che una Gattamorta è una donna di cui è bene non fidarsi al pari delle gatte che,con la scusa delle fusa spesso ci prendono in giro. Significa, infatti,mostrarsi del tutto inoffensivi per meglio raggiungere i propri scopi. Oltretutto i cari amici micetti, per catturare le loro prede, si fingono inizialmente disinteressati per poi attaccare quando la preda meno se lo aspetta. La prima definizione di Gattamorta si ritrova nelle rime di un poeta fiorentino del 1400 Bernardo Bellincioni. Questo poeta (nato a Firenze e morto a Milano) iniziò la sua carriera alla corte di Lorenzo il Magnifico,poi fu poeta presso i Gonzaga per approdare infine a Milano da Lodovico Sforza. Diciamo che lui scriveva poesie per esaltare i suoi mecenati quando entravano in corteo, in occasione di matrimoni e simili.
Ecco il sonetto in questione

SOPRA LI VENEZIANI.
(1)sento non so che de gli Antenori.
Vuoisi tacere e far la gatta morta,(2)
E mostrar d’ aver ben la vista corta,
Perchè non si vergognin de gli errori;
Perchè, crescendo in corpo poi gli umori
Di Belzabù et parlar di Cristo importa (3)
A far poi che la barca vadi torta.
Questa è la via eh’ e* torni n pescatori.
Con dadi falsi dunque aver giucato
Ben sai, che sì: non sai, eh* al prete matto(4)
El populo sta en ispiri tato ?
Ma bisogna aspettar qualche bel tratto. (5)

1 De gli Antenori. De* Padovani ; che Padova si favoleggia fondata da Antenore. Pare che i Padovani ordissero qualcosa contro Venezia, sub- billati dal Papa.
2 Vuoisi ecc. Bisogna tacere e dissimulare , per non fargli vergognare ( i Padovani).
3 Essendo i preti servi più del diavolo che di Cristo , ciò è cagione che la navicella va torta ; ma tanto meglio: ciò sarà cagione che il mag- gior prete toìmi alla rete.
4 Essi tiravano a giocare di falsità, come tu sai: ebbene fate voi, Veneziani, altrettanto: se il prete è matto , come dice il proverbio , il popolo sìa spiritato.
5 Ma bisogna aspettar il bello, e non affrettarsi.

Il condottiero Erasmo da Narni (1370-1443) venne soprannominato “Gattamelata” (mielata). Secondo un suo biografo, Giovanni Eroli, ad Erasmo venne attribuito il nomignolo di Gattamelata per la “dolcezza dè suoi modi congiunta a grande furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave”. Altri ritengono invece che il soprannome derivi dal cognome della madre, Melania Gattelli.

Gattamorta potrebbe anche derivare dalla favola di Esopo “Il gatto e i topi” .Eccola di seguito:

C’era una casa piena di topi. Lo venne a sapere un gatto, che andò a stabilirvisi e ,prendendoli uno alla volta, se li mangiava. I topi, fatti segno a quella sistematica distruzione, si rimpiattavano nelle loro buche, finchè il gatto, non arrivando più a prenderli, capì che bisognava farli uscire fuori con qualche tranello. Perciò salì sopra un piolo, e, lasciandosi penzolare giù, fingeva di essere morto. Ma quando un topo, facendo capolino, lo scorse, esclamò: Caro mio, puoi diventare anche un sacco, ma noi vicino a te non ci verremo.

Morale: Questa favola mostra come gli uomini prudenti, una volta fatta esperienza della malvagità di qualcuno, non si lascino più ingannare dalle sue finzioni.
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