Rango, il primo camaleonte che ama farsi notare.

Un nuovo film d’animazione fa sempre bene allo spirito, perchè pregno di insegnamenti. E’ questo il caso di Rango. Rango è un camaleonte sognatore che chiuso nella sua vaschetta domestica insieme a giocattoli rotti sogna e mette in scena una vita da eroe. Ma il caso vuole che per colpa di un incidente il simpatico e logorroico camaleonte si ritrovi nel deserto del Messico solo e con tante avventure da dover affrontare. La traversata nel deserto non è povera di avventura e dinamicità davvero esilarante. Lo è di più, però, il suo arrivo in una città decadente che prelude al peggio: Polvere. In questa città il camaleonte mette in scena tutte le sue doti d’arte drammatica e diventa un po’ per caso, un po’ per fortuna un eroe e uno sceriffo di nome Rango. La città di Polvere, però, è affetta da un grave problema che la sta portando all’inesorabile declino, la mancanza di acqua. Il sindaco, il cui motto è “Controlla l’acqua e controllerai ogni cosa”, è il principale sospettato di occultare l’oro del deserto dalla simpatica lucertolina Borlotta, egli incarica Rango di ideare un piano. Ma il povero Rango, non sa neppure da che parte cominciare.

Curioso l’insorgere della lega americana anti-fumo che ha chiesto che sia in qualche modo censurato il cartoon, affermando che in sessanta situazioni si vedono personaggi fumare. La proposta dell’associazione di vietare il film ai minori di 17 anni risulta davvero eccessiva, anche perchè si evince che il protagonista non tocca mai il fumo ma riguardino solo personaggi secondari. Se dovessimo seguire alla lettera questa restrizione tantissimi capolavori dei cartoon andrebbero censurati eppure molti di noi sono cresciuti sani e non fumatori!

Le riproduzioni degli scenari Western fanno accostare il lungometraggio animato a un film d’autore e l’animazione è davvero eccellente così come i cambi di ritmo che non fanno abbassare l’attenzione né ai grandi ma soprattutto ai bambini. Non si vedeva un’animazione stile western davvero da troppo tempo.

L’acqua è il nostro oro così come la giustizia, questo insegna il film. Le persone, hanno bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno, è questo che le fa andare avanti nonostante i momenti difficili. Tutti cerchiamo qualcosa, a volte, come Rango, cerchiamo solamente noi stessi, ma il lungometraggio ci ricorda che non importa come ti chiami, sono le tue azioni che misurano l’uomo che sei.

E tirando un sospiro di sollievo sapendo che le battaglie anche le più difficili possono essere vinte, in qualche modo, è bene ricordare che “nessuno può tirarsi fuori dalla propria storia”.

Voto: 8/10

Nazione: U.S.A.

Anno: 2011

Genere: Animazione

Durata: 107′

Regia: Gore Verbinski

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FROZEN : lassù nessuno può sentirti

Stile film da adolescenti del tipo amici che vanno in gita in un posto e gli capita una disgrazia. In effetti è leggero ma piacevole per una serata tranquilla. Non c’è pathos, non c’è suspance, linearissimo ma fatto bene tutto sommato. Da vedere pima di partire per la  “settimana bianca” così vi accompagnerà una scossa adrenalinica mentre sarete sulla seggiovia ma solo se siete un po’ paranoici. Tre amici una Domenica se ne vanno in gita in montagna per divertirsi con lo snowboard e gli sci sulla neve. Tirano la corda un po’ troppo nel chiedere favori a un addetto alla seggiovia finché non rimangono immersi in un incubo.Rimangono infatti bloccati sull’impianto prima della loro ultima discesa. Il problema è che l’impianto riaprirà solo Venerdì e nessuno si accorge di loro. Come fuggiranno? Sopravviveranno al gelo e alle insidie della montagna? La cosa divertente è immaginare cosa faresti tu nella stessa situazione mentre vedi le azioni dei protagonisti. Finale quasi scontato. Consiglio la visione del film quando si ha voglia di qualcosa di leggero da guardare con la propria o il proprio fidanzato di domenica pomeriggio.

Voto: 6/10

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127 ore : cosa sei disposto a fare per sopravvivere?

Ecco un altro film candidato agli Oscar che ha attirato molto la mia attenzione. E’ difficile rendere interessante un film quasi statico e invece il regista,Danny Boyle, ci riesce. Pessimi precedenti esperimenti di questo tipo come il più recente Buried ( soprannominato da me  Bored) in italiano Sepolto, un tizio che si risveglia rinchiuso in una bara di legno sottoterra munito solo di cellulare.

Questo film racconta la storia dell’escursionista Aron Ralston (James Franco) 28 anni,ingegnere meccanico, e della sua disavventura avvenuta nel 2003. Devo dire che se l’è decisamente cercata,un pazzo furioso in cerca di avventura non se ne dovrebbe andare nel Gran Canyon senza dire a nessuno dove sta andando! La sua smania di avventura gli costa cara e scivolando in un canyon nello Utah rimane bloccato con un braccio schiacciato da un masso.Resta lì 5 giorni munito di una telecamera a cui racconta tutta la sua avventura, le sue paure e che è servita all’attore per interpretare un ruolo che poteva diventare noioso e che invece viene interpretato davvero bene. Il regista è bravo a mostrare Aron combattere contro la natura, contro se stesso, contro le sue paure e i suoi demoni anche. La forza della sopravvivenza la fa da padrona e il film insegna che oltre ad avvisare sempre qualcuno di dove si sta andando è sempre buona cosa portarsi un buon coltellino svizzero e una corda 😀

Nel film non manca lo humor che sdrammatizza situazioni che di umoristico non avrebbero nulla e che non disturbano affatto. Non è decisamente un film da Oscar.

Il regista non si lascia andare in sentimentalismi nè in retorica e riesce a non snaturale la storia reale da cui è tratto. Anzi alla fine del film si vede anche il vero protagonista della storia e il prologo.

Nel settembre 2004 Ralston ha raccontato la sua storia nel libro Between a Rock and a Hard Place, edito da Atria Books; il volume è corredato dalle immagini che lo stesso Ralston aveva scattato durante quei momenti. E’ da questo libro che è tratto il film nonchè dai documenti originali.

Voto: 7/10

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The social Network – non arrivi a 5 milioni di amici senza farti qualche nemico

Continuano le mie recensione sui film candidati agli oscar.Questo è la storia di Mark Zuckerberg, un ragazzo sfigato e secchione che è diventato il più giovane miliardario della storia creando il social network più usato al mondo:Facebook. Marck nel 2004 studiava ad Harvard, la ragazza lo molla miseramente, viene schifato dalle confraternite migliori e dotato di numerosi complessi di inferiorità nei confronti degli atleti e lui da buon geek una notte scrivendo sul suo blog inventa un software attraverso il quale gli studenti possono votare la ragazza più bella tra varie foto rubate dagli archivi dei siti dell’università. L’applicazione passa per tutti i pc del college e Marck viene multato per aver violato i sistemi di sicurezza. Quest’idea però, suscita l’interesse di sue atleti facoltosi di una confraternita molto importante e Marck viene arruolato per realizzare una loro idea,Marck acetta ma non fa quello che stabilirono nei patti, prende spunto da quelle idee e utilizza i fondi messi da loro a disposizione per creare un social network:FACEBOOK.Inizia così una battaglia legale per la paternità del prodotto che in pochi mesi spopola e si rivela una miniera d’oro.
Da quel momento la battaglia legale per vedere riconosciuta la paternità di quella che dopo soli pochi mesi era già evidentemente una macchina da soldi . Marck che ha ideato il network della socialità per eccellenza viene dipinto come una persona asociale, anche restia ad avere rapporti amichevoli e socialmente frustrato. Nel film emerge l’idea di imprenditoria giovanile fondata su idee nuove e intraprendenza e viene mostrato come la tecnologia può modificare fortemente la vita sociale delle persone.

La sceneggiatura è stata realizzata adattando il libro di Ben Mezrich Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento (Sperling & Kupfer).

Il film si è decisamente meritato l’Oscar per la migliore colonna sonora originale e ricordate Nerd e Geek di tutto il mondo che la colpa se non avete una donna non è perchè siete tali ma come dice la ragazza di Marck mollandolo “Tu passerai gran parte della tua vita a pensare che le ragazze non ti si avvicineranno perché sei un nerd, mentre invece il motivo per cui rimarrai solo è perché sei un grandissimo stronzo”.

Voto:8/10

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Il discorso del Re, un film da Oscar su un set di un film porno

Altro film candidato all’Oscar, Il discorso del Re, se lo è anche aggiudicato. Non ne sono molto convinta, bel film sicuramente del regista Ton Hooper che si è aggiudicato anch’egli la statuetta come miglior regia.Ma le statuette non sono ancora finite perchè ne mancano due: miglior attore protagonista a Colin Firth e migliore sceneggiatura originale.

Il film parla della balbuzie e dei problemi più psicologici che altro del Re Giorgio VI e del rapporto di Re Giorgio VI con lo strambo pseudo-logopedista da cui la moglie lo porta in cura e con cui si svilupperà un rapporto davvero particolare e confidenziale. E’ indubbio che quando vengono sdoganati i reali, seppur Inglesi (che non godono di così tanto riserbo), c’è sempre molta curiosità e attrazione del pubblico. La vita di corte affascina sempre lo spettatore ne sono la prova i successi di quasi tutti i film sui regnanti.

Il mondo del “Palazzo” , i luoghi, le storie private sono affascinanti e curiose e soddisfano il nostro cinico gusto del ridicolo e la nostra sete di vedere la vita di chi non saremo mai. Oltretutto i film ambientati nei bei Palazzi e Giardini della Casa Reale Inglese hanno sempre un gusto accattivante.

Il film è ambientato dal 1925 e colui che sarà Re Giorgio VI è ancora il principe Alberto,Duca di York, secondogenito di re Giorgio V.Il suo problema di balbuzie lo fa essere lo zimbello della famiglia e degli inglesi ma lui non si dà per vinto grazie soprattutto al sostegno della moglie.Consulta diversi logopedisti senza successo e quando ormai ha rinunciato alla vita pubblica e a risolvere il problema,la moglie insiste per l’ultimo tentetivo con un certo Lionel Logue, australiano e conosciuto terapeuta per problemi di linguaggio. Logue stabilisce con il principe Alberto regole ben precise e instaura con lui un rapporto alla pari non senza difficoltà.Inizialmente il problema viene affrontato solo a livello fisico e quindi mascherato ma quando il problema si ripresenta sarà il caso di affrontare anche il fattore psicologico. Alla morte del padre,Giorgio V, sale al trono Re Edoardo VIII (fratello di Alberto),che tutto vuol fare tranne che il re. Infatti Edoardo VIII ha intenzione di pensare solo alla sua vita e di sposare un’americana divorziata cosa che non può fare essendo il Re d’Inghilterra anche il Capo della Chiesa.Fu così che egli abdica e non senza remore Alberto si troverà ad affrontare i suoi problemi con se stesso e con Logue e le paure di essere Re. Dalla sua incoronazione come Giorgio VI , Bertie (diminuitivo di Alberto usato da Logue) e Logue collaborano in modo quasi amichevole e confidenziale fino alla resa dei conti, la dichiarazione di guerra alla Germania del 1939 da trasmettere in diretta via radio a tutta la nazione da Buckingham Palace.

Non ci mancava la storia di un Re fragile e pauroso, un film sui personaggi storici è sempre interessante perchè sono le persone e la loro vita che fanno la storia. Forse non è un film da Oscar però, è prevedibile, dal finale scontato. E’ divertente sì ma non lascia a bocca aperta.

La versione originale è consigliabile, se non altro perchè tradurre problemi di pronuncia, momenti di balbuzie e tecniche logopediste non rende se non nella lingua originale. In italiano non è male ma è da vedere anche in inglese sempre che lo sappiate 🙂

Colin Firth è molto bravo e merita certamente, invece, l’oscar come migliore attore protagonista.

Voto 7.5/10

Curiosità: la stanza dove il logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush) riceveva il re Giorgio VI d’Inghilterra (Colin Firth) sia stata usata come set per un film porno gay.Ecco le prove:

Link Megavideo per vedere il film:

Prima Parte

Seconda Parte

Il cigno nero : ambizione,passione,bellezza e morte

Ho iniziato a vedere, i film candidati all’Oscar. Alcuni li avevo già visti prima del verdetto di pochi giorni fa che ha decretato vincitore “Il discorso del Re”.Ma in Italia i film arrivano un po’ in ritardo. Anche perchè mi piace scoprire come viene è stato doppiato e fare il confronto con la versione in lingua originale.

Il cigno nero ha come protagonista Natalie Portman che interpreta Nina una giovane ballerina di New York molto ambiziosa,che si allena da anni e soprattutto che realizza le aspirazione di una madre fallita e che ha reso la figlia ossessionata dalla danza.Nina lavora fino allo stremo delle sue forze fisiche e psichiche per ottenere il ruolo da protagonista del Lago dei cigni, ambito da tutte le ballerine. In questa coreografia però si chiede di più…colei che interpreterà il Cigno Bianco (delicato,innocente, quasi svenevole e romantico) dovrà anche interpretare il Cigno Nero (malvagio,seducente,erotico,passionale). Nina riesce ad ottienere il ruolo, ma è sotto pressione dal coreografo che la vede perfetta nel ruolo del cigno bianco ma non in quello del cigno nero.La pressione psicologica da parte di se stessa e della sua ambizione, da parte della madre, da parte del coreografo che vuole possederla,dell’amica-collega-rivale Lily (Mila Kunis) che vuole sedurla,dalla vecchia prima ballerina di cui subisce il declino,la trasformano e mentre il suo corpo si presta sempre di più a un ruolo di prima ballerina per lo stenuante e costante allenamento, la sua psiche, i suoi incubi,le sue paure si mescoleranno con la realtà.Nina in breve tempo si cala completamente nel ruolo del Cigno Nero e la favola diventa realtà.

Graffiante la linea della storia, mi piace l’ansia da prestazione, la durezza dei dialoghi, la forza di resistere a se stessi per le proprie aspirazioni fino a soccombere. Tutto questo viene descritto con realismo e forza. I colori sono prevalentemente scuri, scontato l’uso continuo di specchi,riflessi,immagini doppie per evidenziare le diverse personalità di Nina, da un regista come Darren Aronofsky non ci si aspetterebbe una cosa così scontata, peccato!La protagonista veramente bravissima nel suo ruolo, condivido l’Oscar come migliore attrice protagonista.

Concordo anch’io sul risultato come miglior film, dei candidati non è il migliore, ma è molto bello, forte , a chi impressionano sangue e carne scuoiata consiglio la visione con qualcun’altro presente o in orari poco notturni.

Voto: 8/10

Link Megavideo per vedere il film:

Prima Parte

Seconda Parte